Cartasemi – Saatpapier – Seed paper

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Dopo aver raccolto un bel po’ di semi di fiori …è arrivata l’ora di provare la ricetta che avevo trovato su un numero di Mein schönes Land l’estate scorsa!

Ecco come ho realizzato la mia cartaseminabile, cioè una carta riciclata artigianale in cui sono incorporati i semini…un piccolo regalo da seminare a primavera.

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  1. Ho ridotto a brandelli la carta e l’ho lasciata una notte a macerare in una bacinella d’acqua. Poi l’ho frullata con un frullatore ad immersione.
  2. Si deve ottenere una poltiglia omogenea!
  3. Ho immerso nella bacinella il mio telaietto (realizzato con quattro listelli inchiodati, una rete da zanzariera e una cornice di compensato da mezzo centimetro). Sul telaio si  deposita uno strato di poltiglia. Non è indispensabile il telaio. È comodo per ottenere fogli delle stesse dimensioni e spessore, però si può tranquillamente sostituire con un colino.
  4. Ho aggiunto i semi spargendoli sullo strato di impasto e pigiando con le dita per farli affondare. Mi piace vederli appena sulla superficie del foglio, in alternativa si possono direttamente mescolare nell’impasto
  5. Ho tolto la cornice e ribaltato il telaio su dei panni, poi ho pressato per bene con una spugna per ottenere dei fogli sottili, strizzandola a più riprese. Chi si serve di un colino basta che sparga l’impasto su un panno, poi lo deve ricoprire con una retina e pressare allo stesso modo.
  6. Si lasciano asciugare i fogli per 4 giorni circa. Alcuni si imbarcano, si possono aggiungere dei pesi o stirarli una volta asciutti.

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Con un po’ di poltiglia ho creato dei cuori aiutandomi con gli stampini dei biscotti. Anche in questo caso, dopo aver riempito gli stampi, li ho pressati con la spugna e ho aggiunto i semi.

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Cuor di tagete…..

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Come si usa? Si semina in vaso o nell’orto, si annaffia, si aspettano i fiori!

cartasemi uso2Per chi vuole provare la ricetta…buon divertimento!

Cartellini riciclosi

IMG_4176bOggi è mercoledì. Giorno libero!! Mi dedico alla potatura di alcuni Ibischi e faccio qualche talea con i rami tagliati. Urge preparare i cartellini. E’ da un po’ che accumulo materiale plastico per lo scopo, è arrivata l’ora di usarlo. Con pochi flaconi e in poco tempo si possono ricavare un sacco di cartellini da usare per i vasi delle talee o delle prime semine sul davanzale!

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L’arte di recintare

Passeggiando per Favogna ho pensato ai recinti. Ho sempre detto che non mi piacciono, che sono contraria a questa ossessione di delimitare la proprietà privata, ma poi…adoro questi rettangoli di terra prealpini, affollati, traboccanti di verdura, frutta e fiori; difesi dagli animali al pascolo e dai caprioli con assi di larice grezze, segnate dal tempo. Allora riprendo in mano il libro di Ruth Ammann e il suo approccio mi convince!

“… a definire la natura assai specifica del giardino è proprio la delimitazione sul piano orizzontale, terreno, umano, e non su quello verticale, che collega il cielo alla terra …. giardino significa anzitutto lembo di terra delimitato, recintato, racchiuso e distinto dalla distesa sconfinata del paesaggio naturale….La recinzione, la siepe o il muro intorno al giardino vengono eretti soprattutto contro gli intrusi indesiderati….Il recinto, Einfriedung, custodisce però anche lo spazio molto intimo in cui possiamo apprendere ed esprimere la modestia e il rispetto nei confronti della natura e della forza creatrice divina. Il confine sta allora a proteggere sul piano orizzontale o terreno la relazione verticale tra uomo e cosmo, tra uomo, natura e Dio… In tal modo lo steccato o il muro trasformano simbolicamente un lembo di terra in un contenitore che è strettamente imparentato con il vaso ermetico degli alchimisti… trasformando la materia esterna, l’alchimista si sforzava di affinare e coltivare contemporaneamente anche i valori interiori, psicospirituali; univa in un unico processo globale il lavoro esterno concreto con la conoscenza e la crescita interiori.”
Il Giardino come spazio interiore, Ruth Ammann, Bollati Borighieri editore, Torino 2008

Nell’ orto anche colorati lupini e un altissimo delfinio blu

Mi piacciono anche i più esili confini di rami e fil di ferro che si trovano spesso intorno a qualche maso o che delimitano semplicemente delle parti di prato.

Vicino alle case ci sono quasi sempre due tigli, considerati alberi sacri, protettori, ma anche utili in vari modi (il più noto è la produzione di tisane di fiori). Sono di solito diversi: Tilia cordata (detto tiglio selvatico o anche tiglio invernale) e Tilia platyphyllos (tiglio nostrano o estivo). Penso di aver riconosciuto in due di loro “La tenera coppia” delle Personalità illustri del popolo arboreo di Anna Cassarino, dateci un occhiata e ditemi se non è vero!
I tigli che ho fotografato sono dei vicini di casa della coppia sopracitata. Anche loro come l’orto sono in qualche modo “recintati”. E’ molto bello sedersi su queste panche e stare a diretto contatto con gli alberi, ma attenzione! Soprattutto quando sono molto anziani, gli alberi non amano un gran via vai intorno ai loro piedi, compatterebbe troppo il terreno. Certo che, io queste panche le trovo irresistibili e nei boschi, dove il passaggio di persone è minore che in un parco pubblico cittadino, sono perfette!

Coppia di tigli a Favogna

Kunst 4a und 4b Tramin 2012 con la collaborazione di Hof Unternberg nei boschi di Favogna intorno ad abeti rossi (Picea abies)

Muretti nell’Orto

  

Partecipare al corso sulla costruzione di muretti a secco mi ha fatto scoprire un luogo molto bello e una realtà interessante: l’Orto in Villa a Meano nei pressi di Trento. Per chi è della zona e vuole conoscerlo un po’meglio, magari iscriversi a qualche corso, basta che dia un’occhiata alla pagina facebook della Proloco Cà Comuna. Nell’Orto, oltre al “nostro” muretto in porfido, ci sono altri elementi di contenimento e recinzione, in legno o pietra, che creano proprio una bella atmosfera!

Alcune cose da tener ben presente quando si realizza un muro a secco: il drenaggio è molto importante e quello dietro va messo man a mano che si sale con la costruzione; si deve mantenere una leggera inclinazione verso monte aiutandosi con la struttura in legno e lo spago; si deve far attenzione a sfalsare bene i corsi di pietre; ogni tanto bisogna allontanarsi a guardare come sta procedendo; bisogna prendersi il tempo necessario per trovare le pietre giuste, adattarle e incastrarle una con l’altra. Una volta finito potrà durare moltissimo e diventare la dimora di un sacco di creature! Grazie a Matteo Faccenda, Stefano Delugan e Raffaele Cetto per i preziosi insegnamenti!