Nuova Zelanda, South Island – parte 2 – non solo felci

Paesaggi neozelandesi…

Percorrendo la strada che da Christchurch conduce all’Arthur Pass si giunge in un’ampia vallata fra le montagne, caratterizzata da dolci colline cosparse di rocce calcaree: i boulders di Castle Hill.

Kura Tawhiti reserve, Castle Hill.

Lasciando alle spalle l’Arthur Pass e scendendo per una valle più stretta, ci si allontana dalle montagne più alte e si prosegue attraverso zone di pascoli e  foreste, passando da una vallata all’altra, fino a imboccare quella coltivata a frutteti che conduce a Motueka. A pochi chilometri da Motueka si estende l’Abel Tasman National Park.

Stilwell bay, una della tante baie che si incontrano percorrendo l’Abel Tasman Coast Track, sentiero di 51 km lungo la costa.

La West Coast è bagnata dal Mar di Tasmania. Nella zona di Punakaiki, nel Paparoa National Park il mare rosicchia le rocce calcaree creando conformazioni fantastiche.

Spiaggia di Punakaiki.

Le Pancakes Rock.

La zona limitrofa al mare è caratterizzata dai Phormium, che contornano anche le cime delle rocce erose. Percorrendo il Truman Track, o direttamente dal Nikau Retreat, si arriva in pochi minuti in una piccola spiaggia.

Il Nikau Retreat prende il nome dalla palma Nīkau (Rhopalostylis sapida), l’unica palma endemica della Nuova Zelanda. Formato da diversi padiglioni immersi in una foresta di palme e felci arboree, questo ostello – molto curato in tutti i dettagli – è il luogo ideale dove fermarsi e rilassarsi.

Oltre alla palma Nikau nella foresta pluviale del Paparoa National Park spuntano qua e là le chiome fiorite in rosso dei rata (Metrosideros umbellata), alberi endemici alti fino a 15 metri.

Scendendo lungo la West Coast il clima si fa più rigido, i ghiacciai arrivano a poche centinaia di metri dal mare. Immersi nelle nubi attraversiamo di nuovo le Alpi e costeggiamo i grandi laghi della zona di Queenstown e Wanaka.

A Te Anau arriviamo sotto la pioggia, ma al mattino torna il sole! E’ il primo giorno del 2017. Incoraggiati dall’arcobaleno ci incamminiamo sul Kepler Track.

Lago Te Anau ed  io abracciando un rimu (Dacrydium cupressinum), endemico.

In Nuova Zelanda la lotta alle piante infestanti (weeds) che minacciano la flora autoctona è agguerrita. Il Dipartimento di Conservazione sollecita a diventare Weedbusters. I volontari dispongono di una lista online che comprende centinaia di piante da sterminare per preservare quelle native. Sono spesso specie ornamentali importate e fuggite dai giardini. Fra queste anche i lupini che ricoprono intere zone regalandoci bei paesaggi colorati.

Io osservo la vita nella sua dinamica. Col suo normale tasso di amoralità. Non giudico, ma prendo le parti di quelle energie suscettibili di inventare situazioni nuove” Gilles Clement in Elogio delle vagabonde.

Lupini nella zona di Cardrona e sulla via per il Milford Sound.

Milford Sound, uno dei posti più piovosi del mondo… (6813mm, 182 giorni all’anno) e Digitalis purpurea (weed!) ai piedi delle alte pareti a picco lungo la valle che porta al fiordo.

L’East Coast sull’Oceano Pacifico è caratterizzata prevalentemente da zone collinari di pascoli spazzati dal vento e ampie baie popolate da delfini e, nella parte più a sud, pinguini e leoni marini. Ad eccezione della foresta pluviale dei Catlins.

New Haven bay, Owaka, Catlins.

A Moeraki tante piantine di aromi intorno al ristorantino Fleurs Place e vecchie ceste da pesca.

Moeraki boulders.

Spiaggia nei pressi di Moeraki.

Dalla pianura antropizzata dove sorge la città di Christchurch si ritorna nella natura fra le colline e i fiordi della Bansk Peninsula.

Da un pascolo sulla Banks Peninsula sopra il villaggio di Akaroa.

Cottage gardens ad Akaroa. Malvoni, glicine, rose, acanti, papaveri, agapanti…

Water garden nel Giardino Botanico di Christchurch.

Sedie d’altri tempi ad Oamaru e copertine della nonna per scaldarsi nelle fresche serate estive.

vedi anche: Nuova Zelanda, South Island – parte 1 – nel paese delle felci

Nuova Zelanda, South Island – parte 1 – nel paese delle felci

Soth Island, NZ. Una terra agli antipodi, un’isola grande come metà dell’Italia e abitata da poco più di un milione di abitanti. Il territorio, poco antropizzato, è attraversato da poche strade, spesso tortuose, che portano dalla pianura, alle zone alpine, alle foreste pluviali, a verdi colline affacciate sull’oceano.

La foglia di felce ci accompagna per tutto il viaggio. La troviamo ovunque…su bandiere, tovagliolini, magliette, passaporti…ma soprattutto… le felci popolano il bush, aree densamente coperte di vegetazione.

Ho sempre adorato queste piante, che di certo non mancano nei nostri boschi. Ma qui assumono nuove forme e significati. Caratterizzano ambienti diversi. Le troviamo qua e là nei boschi di Nothophagus attraversando l’Arthur Pass, popolano a distese i sottoboschi del Fiordland, più a nord s’innalzano per creare foreste pluviali insiemi a palme e rata. La loro presenza rimanda a tempi lontani, alle foreste del carbonifero.

In Nuova Zelanda sono presenti 200 varietà diverse di felci, il 40% delle quali sono endemiche.

Blechnum discolor (crown fern, kiokio) sul Keplar Track nel sud dell’isola (Fiordland), felce endemica.

Felci arboree nell’Abel Tasman National Park, nel nord dell’isola, riparano il sentiero dal caldo sole di dicembre.

Le felci arboree possono raggiungere, a seconda della specie, anche i 20 m. Sono caratterizzate da un tronco che in realtà è un rizoma sviluppatosi fuori terra. Sono molto diffuse a nord e nelle foreste lungo la West Coast, dove il clima è umido e con temperature minime invernali mai troppo rigide.

Cyathea medullaris (black tree fern, mamaku), felce arborea alta fino 20 m e con fronde fino a 5 m, diffusa nelle isole del Pacifico sud-occidentale e Cyathea dealbata (silver fern, ponga), alta  fino a 10 m, felce endemica e simbolo del paese.

Il koru, in inglese fiddlehead (testa di violino) e da noi chiamato pastorale. E’ la forma spiralata che assumono le fronde giovani. Meraviglia della natura, viene ripresa in decorazioni e tatuaggi maori. E’ simbolo di nascita, rinascita spirituale, rigenerazione, pace e armonia.

link   http://www.doc.govt.nz/nature/native-plants/ferns/

Non possiamo permetterci certe felci qui nel nord Italia, ma possiamo pur sempre goderci quelle che vivono nei nostri climi, e non solo per la loro estetica.  Ci sono anche specie commestibili…qualche giorno fa ho visitato una bottega di piante e intrecci. Sono entrata per vedere i cesti e sono uscita con una felce Matteuccia struthiopteris, felce panna di struzzo, molto diffusa in Italia (e che magari fra un pò scoprirò essere esattamente quella già molto diffusa anche in giardino…). I riccioli che formano le fronde giovani sono commestibili se consumati cotti. Sono considerate una prelibatezza in Nord America e in Giappone. Attenzione a non confondersi con altre specie!

Campanellini di primavera

DSC_0052b

Andare a seminare i piselli e trovare il bosco al bordo del campo pieno di bucanevi…ehm..,per noi questi sono bucanevi, ok campanellini, ok diciamo Leucojum vernum, così non ci confondiamo con il bucaneve Galanthus nivalis, fiorito anche quello dai bulbi piantati in autunno sotto casa…anche lui pian pianino si moltiplicherà!

DSC_0080bLeucojum vernum, sambuchi, noccioli, pioppi, ontani …..

DSC_0072bLeucojum vernum, Campanellino

galanthus nivalisGalanthus nivalis, Bucaneve

 

 

Vitalba: infestante, ma utile…

clematisvitalba01La Clematis vitalba (nome comune locale: vedrenzona) è presente un po’ ovunque nelle nostre zone. Lo stato di abbandono di molti boschi le permette di espandersi alla grande. Attraverso i viticci si aggrappa ai rami di altre piante e sale, sale, sale…I rami invecchiano diventando grossi e legnosi, lunghe liane penzolanti alle quali verrebbe  la tentazione di aggrapparsi e volar via magari per atterrare sui rami di un vecchio castagno.

clematisvitalba02Utilizzarle per le nostre creazioni di certo non ne provocherà l’estinzione e l’albero che abbiamo alleggerito da questa presenza sicuramente ci ringrazierà. I rami, secchi o fioriti, vengono usati per realizzare ghirlande. Molto belli sono anche i semi piumati!

clematisvitalba03I rami lunghi e flessibili si prestano bene come fibre da cesteria. I rami giovani di un anno si scortecciano facilmente. Si possono raccogliere, preferibilmente in inverno; ripulire e usare subito. Oppure si possono conservare in rotolini, per riottenere una fibra flessibile una volta secchi si mettono in bagna un paio d’ore (io ho avuto un contrattempo e ho esagerato…l’ho lasciati 24 ore, non erano completamente secchi e non si sono rovinati).

cestovitalba01 (2)La Clematis vitalba si utilizza come tessitore. Non si riescono a fare pieghe a gomito, quindi nelle parti dove sono richieste si utilizza il salice. Ho anche notato che bisogna stare attenti a piegare sui nodi dove erano inserite le foglie.

cestoclematisHo sperimentato questa fibra in un piccolo cesto. Per i portanti e i montanti ho usato il salice. Per i fianchi ho realizzato un intreccio a due tessitori molto lunghi…forse troppo lunghi. Il risultato non è perfetto, ho bisogno di fare ancora molta pratica… ma sono soddisfatta! Il colore verde della Clematis purtroppo non rimarrà, si seccherà e diventerà color crema.

Per le tecniche di cesteria consiglio il libro “Fare CESTI. Manuale pratico di cesteria secondo le tradizioni regionali italiane” di Andrea Magnolini, edizioni TerraNuova; i corsi dell’Azienda Agricola S.Giorgio di Bassano (pagina facebook Idee di Salici), o i video dei siciliani.

 

Ellebori nei boschi

ellebori2Gennaio è iniziato con qualche pioggia e le prime deboli nevicate. Non sufficienti per mettere gli sci ai piedi. Il bel tempo e la mancanza di neve hanno permesso nell’ultimo periodo dell’anno di fare ancora delle belle camminate in montagna sui versanti a sud. E di ammirare le fioriture degli ellebori nei boschi. In altre annate nello stesso periodo erano nascosti sotto 50 cm di neve.

ellebori3L’Helleborus niger (comunemente chiamato Rosa di Natale) vive allo stato spontaneo in diverse zone del Trentino. Migliaia di piante spuntano qua e là fra le foglie secche nella faggeta ai piedi del monte Stivo. E di nuovo li incontro fra i faggi a Luserna. Il tappeto di foglie rosse mette in evidenza i boccioli che sbucano timidamente.

ellebori1In natura è una specie protetta, ma da secoli sono coltivati in giardino, dove possiamo anche raccoglierli.

Sono molto comuni presso i fiorai nel periodo pre-natalizio da regalare e per decorare le case per le feste. Dopo questo periodo  vanno tenuti al fresco, facendo attenzione ad evitare ristagni idrici, e quando possibile vanno messi a dimora in un’aiuola a  mezz’ombra, o in zone boscose del giardino dove possono riseminarsi e diffondersi. L’ambiente ideale è sotto degli alberi a foglia caduca, in questo modo rimangono all’ombra in estate e godono del sole in inverno, periodo della fioritura. Sono piante perenni e nell’ambiente giusto molto longeve e facili da coltivare. Oltre ai fiori anche le foglie sono molto belle, sia per la forma che per il colore lucido e scuro. Attenzione, sono velenosi.

In vivaio si trovano poi molte altre specie di ellebori, come quelli orientali, colorati e a fioritura più tardiva…conosco un giardino dove ce ne sono molti, vi posterò le foto se avrò modo di assistere alla fioritura!

Anemoni nei boschi

anemoni (2) L’Anemone nemorosa copre il sottobosco nei pressi della fonte ferruginosa, Monte Rive

A volte mi chiedo perché dobbiamo lavorare tanto in giardino quando, poco più in là, la natura fa tutto da sola e con risultati anche migliori. Forse perché in fondo è un modo per esprimersi e sfogarsi come tanti, o in alcuni casi per far vedere che si è alla moda e al passo con i tempi.

Comunque chi ha poco tempo da dedicare alla manutenzione basta che prenda spunto dalla natura e scelga arbusti che non si devono potare spesso, piante perenni, piante che si riseminano e si diffondono, prati fioriti, piante tappezzanti … e che si convinca che non c’è niente di male se lascia qualche foglia, un sasso ricoperto di muschio, qualche ramo secco e filo d’erba qua e là.

anemoni (1)L’Anemone hepatica al parco del Rastel.

anemoni (3)

E al di la di un discorso puramente pratico, se devo esprimere la mia preferenza fra un prato rasato con in mezzo un piccolo Acer palmatum dissectum atropurpureum e un sottobosco fiorito…beh, avete già capito da che parte sto! Anche perché dopo le anemoni, i bucanevi e le primule arrivano gli asparagi selvatici; dopo gli asparagi i mirtilli e le fragoline; dopo i frutti si raccolgono i funghi e insieme ai funghi le castagne e le nocciole!