Rosa Pierre de Ronsard e bouquets

La rosa Pierre de Ronsard è considerata una delle più belle al mondo. É una rampicante ibridata da Meilland e messa in commercio nel 1985. Ci sono affezionata perchè mi ricorda il periodo in cui l’ho comprata. Eravamo in visita ad un noto vivaio specializzato in succulente, da cui sono usita tutta soddisfatta con una rosa, la rosa del salame! Beh…sempre una pianta con le spine, no? Forse a qualcuno verrà in mente di aver sentito raccontare la storia del salame… Fra le tante rose che mi giravano per la testa mi era rimasta impressa questa, protagonista di un aneddoto divertente, e di cui avevo fissato le caratteristiche: vigorosa, facile da coltivare, fiore antico.

Messa a dimora a inizio primavera del 2014, dopo due anni aveva già raggiunto due metri di altezza e un’abbondante fioritura primaverile. I boccioli sono molto eleganti e si aprono in fiori pieni di petali e mai dello stesso colore, alcuni più scuri, altri quasi bianchi (quelli che arrivano dopo)…quando passo di lì, non smetterei mai di guardarli.

Ho iniziato ad usare queste rose in piccoli bouquets. Qui insieme a infiorescenze ancora in bocciolo di Spirea japonica e sambuco, e con qualche rametto di cotoneaster.

Il sambuco (Sambucus nigra),…mi ero pentita di aver piantato in quell’angolo proprio un sambuco, considerando che i boschi vicini ne sono pieni…mi sarebbe piaciuto il profumo invernale di un calicanto. Ma ormai era cresciuto e mi dispiaceva toglierlo. Poi ho iniziato ad apprezzarlo. Nei paesi di cultura germanica viene considerato pianta protettrice della casa e degli spazi coltivati, e poi ha un sacco di usi come pianta officinale. Certo, la crescita è piuttosto disordinata e purtroppo in autunno  si spoglia ben presto.

La Spirea japonica (Spirea x bumalda “Goldflame”) sul bordo dell’orto iperordinato di mio padre, invaso dalle calendule introdotte da qualcuno a caso.. (l’anno scorso erano rispuntate anche tagete e cosmee…bisogna provvedere).

Versione con infiorescenze in bocciolo di hydrangea e bocciolo di peonia.

 

Intreccio tra passato e futuro

L’interesse per gli intrecci mi ha portato al Castello di Montorio (Verona) al PRIMO SIMPOSIO NAZIONALE DEI CESTAI ITALIANI, il 25 aprile 2017.

Nel convegno mattutino abbiamo ascoltato vari interventi intorno al tema dell’intreccio, come attività del passato, del presente e del futuro.

Lascio qui qualche appunto e alcuni  spunti di riflessione:

  • I manufatti effimeri del passato sono destinati a scomparire, la storia e la cultura in essi depositate possono essere “conservate” attraverso la trasmissione dei saperi, delle tecniche e dell’arte di generazione in generazione, più che attraverso la “musealizzazione” degli oggetti.
  • Oggi la pratica dell’intreccio viene riscoperta e rivalutata. In un’epoca in cui le nuove generazioni hanno sempre meno occasioni di usare le mani, l’attività dell’intreccio aiuta a sviluppare la pazienza e la manualità fine; porta ad una comprensione del valore del lavoro, della fatica e della soddisfazione del fare; permette di esprimersi in modo creativo.
  • Nel passato le fibre vegetali erano usate per produrre un gran numero di oggetti di uso quotidiana. Poi arrivarono nuovi materiali. Per un futuro più sostenibile possiamo tornare a scegliere materiali “ecologici”?
  • I cesti in vimini, o altri intrecci di materiali naturali, sono prodotti sostenibili? Dipende. Lo sono se il materiale usato è stato ottenuto in modo naturale, senza uso di diserbanti e pesticidi e se vengono realizzati senza sfruttamento dei lavoratori. Conoscere il produttore, sapere come lavora e con quali materiali è fondamentale per fare scelte consapevoli e sostenibili.
  • Chi sono gli intrecciatori in Italia al giorno d’oggi? Persone di ogni età. Non solo anziani che portano avanti un’attività imparata in famiglia, ma anche giovani e meno giovani che si sono avvicinati per curiosità, interesse verso forme d’arte come la tessitura e l’intreccio, interesse per il mondo dell’autoproduzione o l’incontro con altri intrecciatori. Sono legati a tecniche e forme tradizionali, ma anche aperti alla sperimentazione, con uno sguardo al resto d’Europa e del mondo.

Con un invito ad acquistare cesti a km zero o imparare a realizzarveli, vi saluto e vado a mettere in bagna un po’ di salici (…che ho tanto da imparare ancora)!

LINKS

Evento organizzato dall’associazione  Amici Ecomuseo Preafita (per gli atti del convegno contattare l’associazione).

Cestai, materiali, libri, ecc. sul sito www.cesteriainitalia.it

 

Nuova Zelanda, South Island – parte 2 – non solo felci

Paesaggi neozelandesi…

Percorrendo la strada che da Christchurch conduce all’Arthur Pass si giunge in un’ampia vallata fra le montagne, caratterizzata da dolci colline cosparse di rocce calcaree: i boulders di Castle Hill.

Kura Tawhiti reserve, Castle Hill.

Lasciando alle spalle l’Arthur Pass e scendendo per una valle più stretta, ci si allontana dalle montagne più alte e si prosegue attraverso zone di pascoli e  foreste, passando da una vallata all’altra, fino a imboccare quella coltivata a frutteti che conduce a Motueka. A pochi chilometri da Motueka si estende l’Abel Tasman National Park.

Stilwell bay, una della tante baie che si incontrano percorrendo l’Abel Tasman Coast Track, sentiero di 51 km lungo la costa.

La West Coast è bagnata dal Mar di Tasmania. Nella zona di Punakaiki, nel Paparoa National Park il mare rosicchia le rocce calcaree creando conformazioni fantastiche.

Spiaggia di Punakaiki.

Le Pancakes Rock.

La zona limitrofa al mare è caratterizzata dai Phormium, che contornano anche le cime delle rocce erose. Percorrendo il Truman Track, o direttamente dal Nikau Retreat, si arriva in pochi minuti in una piccola spiaggia.

Il Nikau Retreat prende il nome dalla palma Nīkau (Rhopalostylis sapida), l’unica palma endemica della Nuova Zelanda. Formato da diversi padiglioni immersi in una foresta di palme e felci arboree, questo ostello – molto curato in tutti i dettagli – è il luogo ideale dove fermarsi e rilassarsi.

Oltre alla palma Nikau nella foresta pluviale del Paparoa National Park spuntano qua e là le chiome fiorite in rosso dei rata (Metrosideros umbellata), alberi endemici alti fino a 15 metri.

Scendendo lungo la West Coast il clima si fa più rigido, i ghiacciai arrivano a poche centinaia di metri dal mare. Immersi nelle nubi attraversiamo di nuovo le Alpi e costeggiamo i grandi laghi della zona di Queenstown e Wanaka.

A Te Anau arriviamo sotto la pioggia, ma al mattino torna il sole! E’ il primo giorno del 2017. Incoraggiati dall’arcobaleno ci incamminiamo sul Kepler Track.

Lago Te Anau ed  io abracciando un rimu (Dacrydium cupressinum), endemico.

In Nuova Zelanda la lotta alle piante infestanti (weeds) che minacciano la flora autoctona è agguerrita. Il Dipartimento di Conservazione sollecita a diventare Weedbusters. I volontari dispongono di una lista online che comprende centinaia di piante da sterminare per preservare quelle native. Sono spesso specie ornamentali importate e fuggite dai giardini. Fra queste anche i lupini che ricoprono intere zone regalandoci bei paesaggi colorati.

Io osservo la vita nella sua dinamica. Col suo normale tasso di amoralità. Non giudico, ma prendo le parti di quelle energie suscettibili di inventare situazioni nuove” Gilles Clement in Elogio delle vagabonde.

Lupini nella zona di Cardrona e sulla via per il Milford Sound.

Milford Sound, uno dei posti più piovosi del mondo… (6813mm, 182 giorni all’anno) e Digitalis purpurea (weed!) ai piedi delle alte pareti a picco lungo la valle che porta al fiordo.

L’East Coast sull’Oceano Pacifico è caratterizzata prevalentemente da zone collinari di pascoli spazzati dal vento e ampie baie popolate da delfini e, nella parte più a sud, pinguini e leoni marini. Ad eccezione della foresta pluviale dei Catlins.

New Haven bay, Owaka, Catlins.

A Moeraki tante piantine di aromi intorno al ristorantino Fleurs Place e vecchie ceste da pesca.

Moeraki boulders.

Spiaggia nei pressi di Moeraki.

Dalla pianura antropizzata dove sorge la città di Christchurch si ritorna nella natura fra le colline e i fiordi della Bansk Peninsula.

Da un pascolo sulla Banks Peninsula sopra il villaggio di Akaroa.

Cottage gardens ad Akaroa. Malvoni, glicine, rose, acanti, papaveri, agapanti…

Water garden nel Giardino Botanico di Christchurch.

Sedie d’altri tempi ad Oamaru e copertine della nonna per scaldarsi nelle fresche serate estive.

vedi anche: Nuova Zelanda, South Island – parte 1 – nel paese delle felci

Nuova Zelanda, South Island – parte 1 – nel paese delle felci

Soth Island, NZ. Una terra agli antipodi, un’isola grande come metà dell’Italia e abitata da poco più di un milione di abitanti. Il territorio, poco antropizzato, è attraversato da poche strade, spesso tortuose, che portano dalla pianura, alle zone alpine, alle foreste pluviali, a verdi colline affacciate sull’oceano.

La foglia di felce ci accompagna per tutto il viaggio. La troviamo ovunque…su bandiere, tovagliolini, magliette, passaporti…ma soprattutto… le felci popolano il bush, aree densamente coperte di vegetazione.

Ho sempre adorato queste piante, che di certo non mancano nei nostri boschi. Ma qui assumono nuove forme e significati. Caratterizzano ambienti diversi. Le troviamo qua e là nei boschi di Nothophagus attraversando l’Arthur Pass, popolano a distese i sottoboschi del Fiordland, più a nord s’innalzano per creare foreste pluviali insiemi a palme e rata. La loro presenza rimanda a tempi lontani, alle foreste del carbonifero.

In Nuova Zelanda sono presenti 200 varietà diverse di felci, il 40% delle quali sono endemiche.

Blechnum discolor (crown fern, kiokio) sul Keplar Track nel sud dell’isola (Fiordland), felce endemica.

Felci arboree nell’Abel Tasman National Park, nel nord dell’isola, riparano il sentiero dal caldo sole di dicembre.

Le felci arboree possono raggiungere, a seconda della specie, anche i 20 m. Sono caratterizzate da un tronco che in realtà è un rizoma sviluppatosi fuori terra. Sono molto diffuse a nord e nelle foreste lungo la West Coast, dove il clima è umido e con temperature minime invernali mai troppo rigide.

Cyathea medullaris (black tree fern, mamaku), felce arborea alta fino 20 m e con fronde fino a 5 m, diffusa nelle isole del Pacifico sud-occidentale e Cyathea dealbata (silver fern, ponga), alta  fino a 10 m, felce endemica e simbolo del paese.

Il koru, in inglese fiddlehead (testa di violino) e da noi chiamato pastorale. E’ la forma spiralata che assumono le fronde giovani. Meraviglia della natura, viene ripresa in decorazioni e tatuaggi maori. E’ simbolo di nascita, rinascita spirituale, rigenerazione, pace e armonia.

link   http://www.doc.govt.nz/nature/native-plants/ferns/

Non possiamo permetterci certe felci qui nel nord Italia, ma possiamo pur sempre goderci quelle che vivono nei nostri climi, e non solo per la loro estetica.  Ci sono anche specie commestibili…qualche giorno fa ho visitato una bottega di piante e intrecci. Sono entrata per vedere i cesti e sono uscita con una felce Matteuccia struthiopteris, felce panna di struzzo, molto diffusa in Italia (e che magari fra un pò scoprirò essere esattamente quella già molto diffusa anche in giardino…). I riccioli che formano le fronde giovani sono commestibili se consumati cotti. Sono considerate una prelibatezza in Nord America e in Giappone. Attenzione a non confondersi con altre specie!

Pflegerhof, erbe e biodiversità

pflegerhof01-03

Davanti ad una tazza di infuso fumante di menta arancio ricordo l’estate passata fra le aiuole, sulle terrazze del Pflegerhof, con un pò di nostalgia per i caldi pomeriggi assolati; scelgo alcune foto, un piccolo assaggio di questo angolo ricco di biodiversità.

Al maso Pflegerhof, a S.Osvaldo (Castelrotto, Alto Adige), si coltivano erbe con metodo biologico da più di trent’anni. Ma non solo. Quello che colpisce di questo luogo – oltre al paesaggio che lo circonda e alle interessanti strutture vecchie e nuove che ospita – è la gran varietà di piante coltivate. Sono soprattutto erbe officinali, ma anche piante commestibili, orticole e ornamentali. Piante spontanee dell’ambiente alpino e piante mediterranee ed esotiche.

pflegerhof21Un primo sguardo attraverso il Gazing Globe (ornamento, telecamera nascosta e valido aiuto energetico per piante e persone secondo il Feng-Shui).

A fianco della coltivazione in campo di piante per la produzione di aromi, infusi, cosmetici ed altri prodotti a base di erbe, viene praticata l’attività vivaistica con più di 500 specie e varietà, molte delle quali disponibili anche in sementi. pflegerhof08L’issopo fiorito

pflegerhof17La raccolta dei fiori è uno dei lavori più affascinanti, in particolare quella dei fiordalisi (Centaurea cyanus), batuffoli soffici da tenere fra le mani. Ma anche delle appiccicose calendule, delle bellissime malve, di camomille, girasoli, rose, verbaschi…attenzione alle api!

pflegerhof05I fiori dell’enagra comune (Oenothera biennis) vengono raccolti al mattino presto prima che si chiudano allo spuntar del sole. Prelevandoli quasi tutti i giorni, la pianta continua a produrne da primavera fino ad autunno inoltrato, conservando la sua bellezza.

pflegerhof23I tavoli con le piantine in vendita, rifugio ombroso estivo per galline ed anatre indiane e “giardino botanico” in vaso.

pflegerhof14Lippia citriodora, una delle mie erbe preferite

pflegerhof13L’amaranto tintorio (Amaranthus cruentus) e l’aibika (Abelmoschus manihot), pianta commestibile in tutte le sue parti e molto interessante per i vegetariani, perchè ricca di proteine.

pflegerhof07Echinacee e Ratibida pinnata (quella in giallo) come ballerine che danzano nel vento.

pflegerhof12Fiori appesi a seccare per la realizzazione di bouquets: lavanda, achillee, santoline, tanaceti, belle d’irlanda, cardi dei lanaioli nel vaso (Dispsacus sativus)…

pflegerhof19Anche l’origano ornamentale si presta per essere seccato, oltre ad essere molto bello in bordi e vasi col suo portamento ricadente.

dscA 850m di altitudine, ai piedi delle Dolomiti (vedi anche il post Saluti dall’altopiano dello Sciliar), non si direbbe di trovare condizioni adatte per certe piante. Invece l’esposizione e la conformazione del luogo generano un microclima particolare in cui può vivere anche l’Opuntia ficus-indica, con l’accorgimento di coprirla per mantenere il terreno asciutto in inverno. I suoi frutti arrivano fino a maturazione dolci e succosi.

dsc2Succulente

pflegerhof11I semi di numerose varietà di pomodori vengono di anno in anno conservati e riprodotti.

pflegerhof16Aiuola a cumulo di ortaggi in sinergia per uso domestico: lattughe, cavoli-rapa, finocchi…

pflegerhof20Pianta carnivora  😉

Per saperne di più:

Sito internet www.pflegerhof.com

Catalogo-manuale delle erbe disponibile nel webshop.

pflegerhof22

Re-intrecciare

03intreccio2016-11-16
Tornare a casa mi ha fatto ritrovare la voglia, il tempo e lo spazio per andare avanti a sperimentare con le fibre vegetali. Ripassare quanto ho imparato finora e provare qualcosa di nuovo.

Dopo una lunga ricerca del posto adatto per la collana di cuori (Ceropegia woodii), ormai sofferente dei continui spostamenti, garbugli, sgarbugli, ridimensionamenti dell’eccessiva lunghezza…ho pensato di appenderla vicino alla finestra. E così è nato questo portavaso-intrecciato in salice. Spero che trarrà giovamento dal suo nuovo contenitore e posto (definitivo! Almeno per l’inverno).

01intreccio2016-11-16

 

Saluti dall’altipiano dello Sciliar

verdispiriti-2016-10-05_sciliar09Questi utlimi mesi sono stati molto intensi, anche se poco documentati nel blog.

Li ho trascorsi in un maso in Südtirol dove si coltivano erbe. Sarà sicuramente protagonista di uno dei prossimi post! Quando possibile, nei fine settimana, neanche tutti, ho continuato a giardinare a casa…con qualche angelo custode che innaffiava e qualche piccola soddisfazione.

Ad un’altitudine di circa 1000 metri, fra la valle dell’Isarco e il massiccio dolomitico dello Sciliar, ondulati prati verdeggianti sono puntinati da masi e villaggi che compongono il comune di Kastelruth-Castelrotto.

verdispiriti-2016-10-05_sciliar05Tipica recinzione in larice intorno alla chiesa di San Constantin.

verdispiriti-2016-10-05_sciliar01La vigna incornicia spesso un’entrata od ombraggia terrazze e balconi.

verdispiriti-2016-10-05_sciliar02Pelargoni rossi.

verdispiriti-2016-10-05_sciliar12Tradizione e modernità.

verdispiriti-2016-10-05_sciliar11Tradizionale tetto in paglia di segale, lato nord.

verdispiriti-2016-10-05_sciliar10
Intrecci e molto altro…al Bauernmuseum (museo contadino) di S.Osvaldo. Cesto da parete con Epiphillum e cesto gigante.

verdispiriti-2016-10-05_sciliar07Arredo e verde “urbano” moderni ed eleganti a Fiè. Rotatoria con bossi, salvia nemorosa o, in primavera, tulipani bianchi, e robinie ad alberello.

verdispiriti-2016-10-05_sciliar08Hosta, bossi e vasi meravigliosi su un pianerottolo d’entrata.

verdispiriti-2016-10-05_sciliar04Passiflora che passione! A Siusi, in un angolo dell’abitato con un buon microclima.